Eventi eugubini

Processione Cristo morto

Ci sono tradizioni che coinvolgono i giovani ma che esistono, senza conoscere soste, da secoli:dai nostri genitori, dai nostri nonni, dai nostri avi. Antichissimi e incantevoli riti, sui quali c’è poco di cartaceo ma esiste una buona memoria collettiva. Tra questi la Processione del Cristo Morto nel Venerdì Santo di Gubbio. Corteo religioso e sacro – in quanto rappresenta il mistero di Gesù morto sulla croce per la salvezza degli uomini – seguito con devozione dai credenti e accolto con rispetto da fedeli e semplici curiosi ai lati del "percorso".

Processione che parte e ritorna a quel “piccolo gioiello locale” qual’è la Chiesa di Santa Croce, passando per i vicoli della città, rischiarata dai “fuochi” che vengono solitamente accesi in Piazza Bosone, a San Pietro, davanti alla porta di Sant’Agostino e davanti alla chiesetta S. Marziale.

Pregna di simboli dall’inizio ala fine. “La prima scena riporta al Calvario, dopo essa sfilano i Sacconi con saio e cappucci che recano in mano la Battistrangola (tavoletta di legno con inchiodate sulle facce due maniglie di ferro che battendo emettono una specie di richiamo delle funzioni religiose) e gli oggetti del dramma divino. Poi, viene la grande Croce di Cristo, le croci dei due ladroni, la corona di spine, flagello, mantello, chiavi, tenaglie ed infine il Sudario. La processione segue con l’ultima scena del dramma, il Cristo Morto e la Madonna Addolorata” (L’Eugubino, Pasqua ‘96).

La profonda spiritualità proviene dal canto penitenziale del “Miserere” che dà voce ai versi dispari del Salmo 50 della Bibbia, in cui Re David si pente di essersi macchiato di due colpe: adulterio e omicidio. Anche questo coro è stato tramandato per lo più oralmente e per questo nel tempo potrebbe aver subito modifiche.

Insomma, “Tutta l’ambascia, tutta la pena, tutta l’afflizione del mondo affidate alle dolenti scansioni del Miserere rilasciate a turno lungo le sofferte vie della sera. Tutto il compianto, tutto il pentimento gridati a piena voce nell’affanno accorato del battifondo. Poi le ultime note perdersi insieme all’estremo bagliore delle fiammelle nel gelido vuoto della gola montana e il lutto della notte rinserrarsi nel segreto delle pietre e dei cuori” (L’Eugubino, Pasqua 2003).

Processione Cristo Morto

i Balestrieri

"L’umano battito sospende il suo vigore, note possenti ed armoniose si spandono sopra l’antica Gubbio.
Il tempo rimuove i suoi sigilli cosicchè antichi orgogli tornano a vibrare per rinnovate gesta. D’incanto tutto perde il suo contorno: solo l’uomo che mira a ritrovare se stesso.
Come un invisibile sentiero, il balestriere affida alla verretta il cammino dell’animo antico verso il cuore dell’uomo d’oggi che rivolge il suo passo al domani. Infiniti misteri avvolgono da sempre la vita dell’uomo ma una sola magia annulla tempo e spazio: la tradizione.
L’eredità di una memoria imperterrita attraversa il silenzio dove tutto è rumore ed emozione, dove la sconfitta si fa vittoria e l’arma giocosa, segno d’amicizia.
E’ il silenzio dell’uomo trafitto dal sibilo della storia."

Tratto da: U. Orlandi, La società dei balestrieri della città di Gubbio negli anni 1999 – 2001, raccontate da un socio, p. 67. Commento al filmato proiettato alla Giornata del Balestriere 1999, intitolato: “Il Sibilo della Storia” , a cura di Donatella (testi) e Paolo Pauselli (immagini).

Ai piedi dei monti Ingino e "S.Girolamo", sulla riva sinistra del corso superiore del torrente Cavarello, poco sopra la Porta Romana (sostanzialmente attaccato alla Funivia “Colle Eletto”) si trova il campo di allenamento, denominato balipedio, di una delle Società più legate alla storia di Gubbio, quella dei Balestrieri.

Nell’ “ORTO DEI BALESTRIERI”, ossia l’area destinata al lancio, si possono trovare a perfezionare i loro tiri, gli uomini che poi mostreranno la loro bravura nel Palio della Balestra, nel Palio Nazionale e nel Torneo dei Quartieri, ossia manifestazioni in cui regina è la balestra. Arma composta da un fusto di legno detto tiniere, sulla cui sommità è fissato un arco per lanciare frecce e grossi dardi, è scesa in campo nelle battaglie eugubine quando le istituzioni feudali stavano scomparendo. Considerato il più terribile strumento di difesa fino alla comparsa delle polveri da sparo e relativi archibugi, per la sua letalità fu interdetta anche dal Vescovo Sant’Ubaldo.

Le Società d’Armi, comprese quelle dei Balestrieri, inizialmente nascono allo scopo di addestrare e di allenare i “soldati” e lo fanno dandosi delle regole proprie. Ogni libero comune aveva il suo corpo di balestrieri, una compagnia che era adibita a scortare e difendere i magistrati cittadini.

L’identità attuale di questa “compagnia”, la cui sede è da anni a Palazzo del Bargello, non discosta da quella che è menzionata nella parte iniziale dell’Art.1 dello Statuto:
"La Società dei Balestrieri della città di Gubbio è erede e continuatrice dell’Antica Congrega dei Balestrieri, unica depositaria e custode dell’arte della Balestra della Città di Gubbio."

L’evoluzione di questa associazione è segnata da decisioni sofferte quanto importanti che l’hanno portata sempre più a trovare la propria specificità. Tanto per fare delle citazioni, una è stata la separazione dal Gruppo degli Sbandieratori (1998) e l’altra è stata quella della modifica di alcuni aspetti dello Statuto, ferme restando le regole fondamentali.

Col passare degli anni è sopravvissuta come motivo ideale e nobile di memoria delle glorie, infatti rimane, sotto la Presidenza di Ubaldo Orlandi, per la preparazione degli amatori, in sostanza per chi non vuole che il tiro con la balestra e la sua tradizione secolare finisca nel dimenticatoio. Ma questo non significa che tutti possono diventarne soci, i membri di vecchia data su questo si attengono in maniera ferrea alle regole dello Statuto. Bisogna essere molto motivati per entrare a far parte di questa società, non è “cattiveria”, è semplicemente che un numero eccessivo di tiratori potrebbe essere controproducente alle manifestazioni.

Questi sono solo alcuni cenni della centenaria storia dei Balestrieri, per maggiori informazioni è possibile consultare il sito: www.balestrierigubbio.com

Palio della Balestra

Il Palio

Gentili Madonne, Nobili Messeri,
popolo tutto qui convenuto
Udite
Oggi, ne lo …………………… die,
de lo quinto mese, de lo anno
domini ……………………………. ne lo secol che
nasce, la quarta ora,
ne la Piazza Grande,
se Balestrerà come vole la tradizione
che tramandaronci li nostri padri,
lo antico palio,
in onore de Santo Ubaldo.
Popolo ikuvino accurre
ne la Platea Magna Communis,
et incita li Balistari tuoi,
e che la vittoria coroni la
cittade nostra!

Magis Cor Vobis Ikuvium Pandit
(La parte migliore di Gubbio la offriamo a voi)

Tra le principali tradizioni che hanno per scenario Gubbio c’è il Palio della Balestra. Lievemente adombrata dalla Festa dei Ceri, forse perché dal dopoguerra, si svolge nell’ultima domenica di Maggio ed ancor prima era datata18 Maggio ma è antica anch’essa, risalente presumibilmente al XII secolo e non meno spettacolare. Sospesa un’unica volta, ad opera di Napoleone nel 1808, quando Gubbio entrò a far parte del Regno Italico, ma ne fu concesso il ripristino nel 1811 in occasione delle pubbliche feste che celebrano la nascita del Re di Roma.

Una sfida storica quella tra Gubbio e San Sepolcro (la più antica memoria storica risale al 1461), con uno strumento di difesa micidiale ma che, paradossalmente, significa fratellanza da secoli: la balestra, «affascinante arma medioevale utilizzata sui campi di battaglia, strumento di precisione e compagna di vita per chi si lascia conquistare dalla sua arte» (Corriere dell’Umbria, sabato 26 maggio 2007).

Dai racconti di chi questa festa l’ha vissuta in “bianco e nero” e nel tempo in cui il turismo era cosa di pochi, non attirava un gran numero di persone. C’erano i balestrieri e il pubblico - vestiti in “abiti civili” e con i loro cappelli in testa – accompagnati dal suono del Campanone e di un solo tamburino. I curiosi che accorrevano, venivano separati dall’area della competizione semplicemente da una corda. Le balestre erano relativamente precise.

Oggi, invece, i balestrieri sono in costume, così come le persone che formano uno strepitoso corteo in abiti medievali. Si usano balestre di una precisione sconvolgente. Il pubblico è numeroso e si accomoda su delle gradinate poste ai lati della Piazza, oppure, chi ha la possibilità si affaccia dalle finestre degli edifici vicini. Alla colonna sonora dominante si sono uniti al “Campanone” e al rullare dei tamburini, lo squillo delle chiarine e lo scoppiettio delle bandiere volteggianti degli sbandieratori eugubini e biturgensi.

Le regole sono rimaste abbastanza intatte. La gara si svolge da sempre in Piazza Grande - già della Signoria. Prima del tiro, i balestrieri si recano nella Segreteria Comunale e prendono il loro numero d’ordine, fermo restando che i primi a tirare di diritto sono i due capibanco e cioè il vincitore e il miglior tiratore avversario dell’anno precedente. Il Bersaglio è collocato sulla facciata del Palazzo Pretorio e ha al centro un tronco di cono sporgente del diametro di 13 centimetri detto tasso. In base all’ordine loro assegnato, i balestrieri si appostano, prendono la mira e scoccano la loro freccia tentando di fare centro da poco meno di quaranta metri di distanza.

Una volta il tamburo suonava se la freccia colpiva il bersaglio e...fischi a non finire se il dardo faceva cilecca. Oggi questo compito è lasciato all’applauso del pubblico.

Il bersaglio non viene più portato al cospetto del Podestà bensì, ad una commissione composta dai Presidenti dei balestrieri e dai Maestri d’armi, che alla fine, anche se non sempre agevolmente, proclamano il vincitore. Si potrà facilmente capire a chi viene assegnato il miglior tiro compiuto, alzando gli occhi verso la Scalea del Palazzo dei Consoli. Infatti, dal Portone si potrà veder uscire il balestriere trionfante con in mano il tasso e la sua veretta decisiva. Il premio una volta di trenta monete romane, oggi consiste in un prezioso drappo, pensato e realizzato da un artista.

Chi perde, aspetta la rivincita nel Palio di settembre che si tiene in Piazza Berta, a Sansepolcro.

In conclusione, storia, emozione e tradizione, tutto questo è il Palio della Balestra. Inizia pochi giorni prima con il Concerto del Palio e si conclude con un momento conviviale sotto gli “Arconi” di Piazza Grande. Intensa giornata che ha per protagonisti i balestrieri di Gubbio e Sansepolcro. Comincia la mattina alle 10 con i tiri di prova, prosegue con la lettura del bando attraverso le vie della città. Alle 11 viene annunciata ai cittadini di Gubbio la tenzone del pomeriggio. Alle 16 partono i cortei storici e alle 16.15 il Campanone saluta gli sfidanti. Dopo alcuni spettacoli tra cui quello degli Sbandieratori, alle 17.30 inizia la tanto attesa sfida. Dopo la proclamazione del vincitore, alle 19 sfila il corteo storico e a conclusione della giornata le due schiere degli sfidanti si incontrano alla cena nelle sale sotto gli Arconi.

«Solo i romantici lumi posti sulle Logge dei Tiratori faranno gonfiare il cuore di chi, ancora una volta, avrà vissuto, finalmente, l’ultima domenica di Maggio» a Gubbio (“L’Eugubino”, Ceri 2003).

Torneo dei Quartieri

Dalla assolutamente volontaria unione dell’impegno e dell’entusiasmo dell’Associazione Maggio Eugubino, della Società dei Balestrieri, dal Gruppo Sbandieratori e dai Quattro Quartieri di Gubbio – S. Andrea, S. Giuliano, S.Martino e S. Pietro – nel suggestivo scenario di un’illuminata Piazza Grande, ogni anno, il 14 agosto, si anima il Torneo dei Quartieri.

Non vanta una storia millenaria e nemmeno centenaria. Ha superato gli “enta” da poco, ma col passare del tempo migliora e a tutti gli effetti può essere annoverato tra le illustri manifestazioni folkloristiche che danno lustro alla tradizione e alla storia dell’antica Gubbio.

«Il Torneo ha cercato di fondere alcuni elementi caratteristici della città: la tradizione secolare del tiro con la balestra; una certa peculiarità, un certo carattere proprio di ciascun quartiere e la correlativa rivalità fra di loro; le esibizioni degli sbandieratori; i cortei storici dei singoli quartieri» (L’Eugubino, 1989). Chi si trova a Gubbio in quella sera d’Agosto, rapito dall’atmosfera che si viene a creare tra le pietre di Gubbio con i personaggi in costume, i tiri con la balestra e tutto il resto, con un po’ d’immaginazione, può rivivere, almeno per una notte, antichi stralci di vita quotidiana di secoli e secoli fa.

Perché lo spettacolo offerto sia indimenticabile, ogni aspetto viene curato nel minimo dettaglio e le prove di balestrieri e dimostranti cominciano molto prima del 14.

La disputa della vigilia di ferragosto è preceduta dalla sfilata dei cortei dei quattro Quartieri. Pressappoco alle 18, i figuranti in costume partono dalle rispettive sedi di S. Andrea, S. Giuliano, S.Martino e S.Pietro, ricongiungendosi a Piazza Grande. Esce, dalla scalea del Palazzo dei Consoli, un unico corteo storico che percorre le vie e le piazzette del centro della città dando buono sfoggio ai preziosi abiti antichi, ricavati da dipinti tardogotici umbro – marchigiani (Gubbio, Foligno, Urbino e San Severino) di Ottaviano Nelli, Lorenzo e Jacopo Salimbene e altri pittori locali del tempo. I bozzetti dei nuovi vestiti sono stati disegnati da Luigi Stefano Cannelli.

Il percorso della sfilata termina con il rientro nella sala dell’arengo di Palazzo dei Consoli (entrando in Piazza dalla parte di Via dei Consoli). Il Campanone viene illuminato da un occhio di bue e fa sentire le sue possenti note, dando il via agli spettacoli che seguono e alla gara. I balestrieri al suono delle chiarine e dei tamburi, escono dal Palazzo e si dispongono, appena sotto i bersagli e dietro i rispettivi gonfaloni. Viene letto il bando di sfida e cominciano le qualificazioni. Ritirati i bersagli, il maestro d’armi con i suoi aiutanti stila una classifica eliminatoria. L’attesa è allietata dall’esaltante esibizione degli Sbandieratori di Gubbio. In seguito ha inizio la seconda fase della gara. Rientrano i Balestrieri che occupano i banchi e tirano uno via l’altro. Viene ritirato il tasso e il Maestro d’Armi con i suoi aiutanti entra nei locali del Palazzo dei Consoli per valutare i tiri finali e stilare la graduatoria dalla quale risulta chi è il vincitore dell’artistico “Palio”. Proclamati i primi tre classificati, si lascia il posto al finale.

Dalla splendida Piazza Grande ci si trasferisce alle Piazze dei Quartieri – Piazza Giordano Bruno, Piazza San Giovanni, Piazza San Pietro e Piazza San Marziale - che diventano luogo di festa e, naturalmente, di ristoro. «Dopo quella del 15 maggio, questa del 14 agosto è la data più attesa di tutto l’anno: appuntamento suggestivo con la spettacolarità più qualificata, incontro di varie centinaia di abitanti dei quattro Quartieri che sfoggiano ricchi ed eleganti costumi storici; competizione leale ed appassionata tra i bravissimi Balestrieri dei Quattro Quartieri; dimostrazione sempre nuova, viva e brillante della valentia degli Sbandieratori. Una “festa” di tutto il popolo eugubino orgoglioso di offrire al vasto e qualificato pubblico cosmopolita, una indimenticabile e suggestiva notte di mezza estate, nell’incantevole Piazza Grande Eugubina» (L’Eugubino, 1991).

Torneo dei Quartieri

Torneo Nazionale della Balestra

Non è una tradizione propriamente eugubina, ma coinvolge la nostra città o meglio fa parte indissolubile dell’identità della Società dei Balestrieri in quanto prevista dall’Art.1 dello Statuto.

“[…] La Società dei Balestrieri della Città di Gubbio è membro, assieme alla Società dei Balestrieri di Sansepolcro, alla Federazione Balestrieri Sammarinensi della Repubblica di San Marino, alla Società dei Terzieri di Massa Marittima ed alla Compagnia Balestrieri di Lucca [solamente a far data dal 1972], della Federazione Italiana del Tiro con la Balestra Antica all’italiana.

Le cinque società federate disputano ogni anno il Campionato Nazionale del tiro con la balestra antica all’italiana che è organizzato, a rotazione, la terza domenica del mese di luglio, o in altra data, da quella della Società cui spetta, per il periodo dell’anno, la Presidenza della Federazione[…]”.

Il primo Torneo disputato fu nel luglio 1966 nella Piazza di San Marino. Non discosta di molto dalle altre manifestazioni che hanno come protagonista principale la balestra: nella Piazza prescelta si contendono il titolo di “Re della Balestra” i tiratori appartenenti alle Compagnie delle Cinque Città. Si tratta di far centro da circa trentasei metri di distanza. In mezzo al bersaglio c’è il tasso, ossia un tronco di cono sporgente; una verretta scagliata lì, rappresenta il vero raggiungimento dell’obiettivo.

L’unica differenza sostanziale dalle altre competizioni dei Balestrieri è che il Torneo Nazione ha il patrocinio del Presidente della Repubblica.

Quindi, una manifestazione itinerante ma che offre uno spettacolo coinvolgente, dove sono in sfida abilità personali e capacità di preparazione.

Albero di Natale più del mondo

Sono all’incirca le 19.00 del 07 dicembre quando, alzando gli occhi verso il tanto amato monte di Gubbio, verdi, blue, bianche, gialle, rosse, nell’oscurità appaiono rapide, una via l’altra, le luci che formano, dalla base alla cima, l’albero di natale più grande del mondo (entrato nel Guinnes dal 1991). E’ lì, sul Monte Ingino, con ai piedi, come un immenso presepe, le case medioevali e la campagna di Gubbio e vi rimane fino ai primi di gennaio a rallegrare le buie e fredde notti che preludono il Natale e le sue festività. Di sicuro le lampade non scaldando l’aria ma gli animi di tutti sì! A regalarci ogni anno dal 1981 questa “decorazione luminosa” composta di chilometri di cavi elettrici e di centinaia di lampade al neon è l’opera dei volontari che hanno costituito il Comitato Albero di Natale intitolato a Mario Santini.

«Si muovono tra le pieghe di un progetto conosciuto ormai a memoria tanto da individuare a colpo sicuro lo sperone di roccia sul quale piazzare un sostegno o l’albero sul quale arrampicarsi per collocare una sorgente luminosa paghi e soddisfatti di aver fornito il proprio contributo per rinnovare quella che ormai appare come vera e propria tradizione. [proprio perché ormai] E’ impossibile pensare al Natale senza l’ “Albero”» (L’Eugubino – Anno XXXVIII – n. 7-8-9 Natale 1987).

Anche questa può essere elencata nella lista delle tante follie che etichettano i cittadini come i “matti di Gubbio”, perché effettivamente è così.

Pazzia o non, è un lavoro di cui andare fieri, specie quando si assiste a scene di turisti con il naso rivolto al cielo che rimangono rapiti dalla possenza di tanta luminosità.

La curiosità più grande, però, è: “Come nasce l’idea dell’albero di Natale?”

Difficile risalirci dalle fonti scritte e come sempre è bello arrivarci tramite gli aneddoti dei Soci del Maggio Eugubino. Si perde in scientificità ma sembra che si finisca diretti all’origine.

Albero di Natale più grande del mondo

La persona “sotto interrogatorio” è Pietrangelo Farneti che comincia così:
«L'Albero fu da me ideato il 25 dicembre del 1955 all'incirca erano le 09,00 all'altezza dei semafori».

E' stupefacente osservare la sua sicurezza e tranquillità anche di fronte all’osservazione: ma si ricorda data e ora? Fa cenno deciso con la testa, è un sì senza ombra di dubbio.

«Tutto viene fuori da un male. Ma tutti i mali non vengono per nuocere». Precisa.

Ecco la spiegazione: «Quell’anno mi trovavo a lavorare come topografo a Crotone con l’amico, anche lui eugubino, Fausto Battistelli e la sera del 23 dicembre, antivigilia di Natale, inquieto, per non dire altro, me ne stavo appoggiato ad una colonna di un loggiato somigliante al nostro di Piazza Oderisi, ex Sant’Antonio perché a quella data la ditta non aveva mandato le paghe e quando mi si avvicinò un poveraccio che mi chiese 100 Lire per il pane, lo respinsi a malo modo perché non avevo neppure quella cifra.La mattina del 24 arrivò un vaglia telegrafico di trecentomila Lire per Fausto e per me.

Feci appena in tempo a prendere un treno verso Roma. Dopo Salerno mi ritrovai solo solo in un vagone e mi addormentai. A mezzanotte fui invitato nel vagone postale a brindare con il personale: un atto squisito ed indimenticabile. Da Roma a Fossato di Vico e con la CAT, servizio automobilistico che sostituisce quello ferroviario andato distrutto dalla guerra, arrivai alla fermata in Piazza Quaranta Martiri, dove sono i semafori.

Appena sceso alzai gli occhi verso la Basilica del nostro Protettore e vidi il monte ovattato da leggère strisce di nebbiolina come si notano su di un albero di Natale. Quella visione, semplicemente stupenda, mi suggerì di allestire, in un prossimo Natale una decorazione luminosa. Risalendo verso la mia abitazione in Via XX Settembre mi incontrai con l’amico dott. Francesco Pienotti che stava aprendo la sua farmacia al quale, dopo i saluti, raccontai della visione e dell’idea avuta. Lui mi disse: «Se lo fai ti do centomila Lire!»

Sempre con questa idea in testa, arrivo al 1980 e, a causa della perdita del Presidente dell’Associazione Maggio Eugubino, Mario Rosati, in qualità di Vice-Presidente dovetti onorare il suo programma che aveva ideato per celebrare il 30° della fondazione, andando con balestrieri e sbandieratori negli Stati Europei dove si trovavano tanti concittadini emigrati per necessità di lavoro. Ad Esch nel Lussemburgo mi ammalai; fui costretto per una decina di giorni in ospedale e quando tornai a casa, era trascorsa la festività dedicata alla traslazione del nostro S. Ubaldo.

E, proprio per ringraziarlo, salii sul Monte, che da tempo frequentavo interessandomi dei vari particolari che incombevano tristemente sull’edificio e sulla sua conduzione. Proprio in quel giorno mi salutai con l’amico concittadino Enzo Grilli, che quotidianamente saliva sul monte, tanto era il suo amore per il caro “Vecchietto”, che mi chiese se mi era piaciuta l’illuminazione che aveva realizzato in occasione dell’ultima festa. Gli risposi che purtroppo non mi trovavo a Gubbio per le ragioni su accennate e nel prosieguo del nostro colloquio gli confidai l’idea che mi portavo dietro da tanto tempo.

Devo precisare che gli unici che sapevano di questa iniziativa erano solo i miei figli ai quali, ogni tanto, promettevo la realizzazione di un albero speciale.

Enzo mi disse subito: «FAMOLO!» incominciando dalla stella che doveva essere proprio sopra la Rocca dell’antica difesa.

Presso la fucina nelle vicinanze dell’ex-Mattatoio Comunale, Enzo fece costruire due semicerchi che dovevano ospitare numerosi fari di automobili in disuso che io trovai andando presso i vari meccanici e provvide a tutto l’impianto elettrico. Sapeva fare tutto! Da parte mia mi adoperai anche per qualche aiuto. Giovanni Colaiacovo mi diede un lunghissimo cavo per trasportare la forza elettrica dall’albergo “La Rocca” e che fu steso proprio da uno della gestione che saliva come un gatto sui numerosi alberi. Cavo mai più restituito, per la giusta cronaca.

La locale EPT, l’ufficio turistico mi promise di pagare la fornitura elettrica che ammontò a meno di cinquantamila Lire, ma per averle io solo so quante volte ho dovuto bussare e così arriviamo ai giorni prossimi della Festività veramente freddi, specialmente lassù, dove c’è voluta la forza di Nello Ontano, di Marcello Cecilioni, del mio futuro genere Mauro Barbetti e di mio figlio Riccardo.

Sono ancora vivi in me i particolari di quella faticata, proprio al gelo ed in special modo le dita di Ontano il più esposto a reggere il peso sulla unica scala che avevamo a disposizione: si erano talmente gonfiate da sembrare “rosei salametti”.

I risultati non furono come speravamo ed invece di una stella, fu un cerchio di luci. I quotidiani misero in risalto che a Gubbio, un ufo natalizio si era fermato al di sopra del Monte Ingino.

Verso la fine di agosto del 1981, dopo una riunione nella sede dei santantoniari, al Palazzo del Capitano del Popolo, alcuni amici tra i quali ricordo Mario Morena (il “Chico”) ed Evaristo Sannipoli dei “Moscone” mi chiesero di riprendere l’iniziativa e allora, forte di questa sollecitazione, mi recai dal direttore dell’Enel, Sig. Migatti, al quale esposi quanto avevo in testa: volevo collocare sulle piante un centinaio di damigiane, liberate dai cesti protettivi, contenenti altrettante lampade e quindi la forza occorrente e la possibile spesa.

Quando terminai la mia esposizione il direttore mi fece capire che non avrei combinato nulla di buono e alquanto sconfortato lo ringraziai.

Qualche tempo dopo, poteva essere la fine di settembre, fui invitato presso il Maggio Eugubino dove trovai gente di Gubbio capeggiata dal compianto geometra Mario Santini [E’ il suo il progetto dell’albero che splende tuttora sul Monte]. Rammento l’elettricista Luigi Monacelli, il Morena, Ontano, Rogari, Giuseppe Gambini “Acquaticcio” ex-portiere del Gubbio, Mario Flamini, altri dell’Enel e della Forestale, infervorati per realizzare l’albero da me sperato. Sicuramente era stato il Migatti a raccontare della mia idea a persone da lui frequentate.

Numerose altre riunioni piene di entusiasmo, anche per affrontare il grandioso problema finanziario. Sotto questo aspetto ero alquanto titubante ripensando a quante volte avevo bussato presso l’Ente turismo. Al “Chico” la frase storica: «Faremo ‘na cambiale!» Ci mancava, tra me e me, di firmarne una anche per l’Albero di Natale.

In un altro incontro, Monacelli portò la prima offerta di Lire 10.000 da parte di Urbani del Faro Rosso e proprio questa cifra mi spinse a rompere gli indugi.

La realizzazione del primo albero costò tante fatiche anche sotto la neve ed il tempo veramente inclemente quell’anno, ma alla fine, alla ceraiola, l’albero fu una realtà e da allora va “per il più grande del Mondo” da meritare la menzione guinness dei primati e addirittura il passaggio notturno degli aerei che cambiano rotta per godere il grandioso spettacolo voluto dalla volontà di pochi decisi, che adesso si dicono, per far rima con ceraioli, ALBERAIOLI.»

Presepi e Dipinti Natività

[ Maria ] diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo. » (Vangelo di Luca, II, 7)

Anticamente, i romani, in qualche nicchia prima e in un “recinto” poi, deponevano delle statuine, di terracotta o di cera, rappresentanti familiari defunti , i lari, questi vegliavano sul buon andamento della famiglia. L’usanza era quella di scambiarsi, in prossimità del Natale, per la festa detta Sigillaria, queste statue (sigilla), lasciarle posizionare dai bambini e onorarle debitamente. Dal IV secolo però i cristiani mutarono le feste tradizionali in feste cristiane, mantenendone riti e date ma mutando i nomi ed i significati religiosi. Oggi il presepe viene allestito durante il periodo natalizio e indica la scena della natività di Gesù Cristo. Le statue raffigurano tutti i personaggi: Giuseppe, Maria, il Bambin Gesù, il Bue, l’Asinello, gli agnelli, i pastori, i Re Magi e così via. Una curiosità interessante è sapere che dato che i Vangeli canonici tralasciano in gran parte i “particolari scenografici” della scena della Natività, alcuni dettagli dell’ambientazione del presepe derivano da tradizioni arcane e finite nel dimenticatoio e dai Vangeli apocrifi. Sorvolando su questo punto si può dire che la rappresentazione è derivata dalle illustrazioni sacre medievali ma che altro non erano se non la raffigurazione delle varie liturgie celebrate in quel periodo. La tradizione, tutta italiana, del Presepe risale all’epoca di San Francesco d’Assisi che nel 1223 realizzò a Greccio la prima rappresentazione vivente della Natività. Per i primi veri presepi però si deve aspettare il XV secolo. Fino al XVI, grandi statue vennero poste in maniera permanente nelle chiese. Nei secoli successivi si diffuse, su suggerimento del Papa al Concilio di Trento, anche nelle case dei nobili, alle volte come “soprammobile” altre come piccole cappelle. Fino a che, il presepe occupò anche le case dei borghesi e del popolino giungendo fino ai giorni nostri.

Gubbio non si esime dal rappresentare la Nascita di Gesù. La Natività è rappresentata da dei dipinti e anche da dei presepi artistici. I colori del pennello di molti artisti sono ben visibili in:

  • San Francesco (abside sinistra): Tra le Storie mariane ivi affrescate verso il 1410 da Ottaviano Nelli, si scorge pure la scena del Presepio (a destra della monofora, nel secondo registro). In primo piano Gesù Bambino viene lavato da due ancelle al cospetto della Madonna e di una devota inginocchiata. Dietro la capanna si intravede l’annuncio dei pastori; sul lato destro l’arrivo dei Magi. Stilisticamente è questa una delle scene più deboli dell’intero ciclo; risulta composta di frammenti mal collegati tra loro e di particolari di scadente qualità.

  • San Domenico (penultima cappella a destra): Attribuita da molti allo Scarsellino, questa Natività “benissimo lavorata” è stata di recente riferita (in accordo con le fonti più antiche) al pittore cinquecentesco perugino Girolamo Danti. Si tratta di un dipinto in cui al controllato atteggiarsi del gruppo principale e alla placida simmetria dei putti, si accompagnano brani di grande vigoria (v. il pastore vestito di pelle ferina) e alcune inaspettate sottolineature dei personaggi secondari.

  • Ex monastero di San Benedetto (locale a pianterreno): L’opera costituisce la scena centrale di un finto trittico a fresco, nei cui scomparti laterali compaiono San Benedetto e San Bernardo Tolomei. La delicatissima scena, dove predomina la dimensione contemplativa, è databile alla metà del Quattrocento ed è attribuita alla mano di Jacopo Bedi (not. 1432 – 1478), artista eugubino di formazione tardo-gotica che alle giovanili suggestioni derivate dall’opera di Ottaviano Nelli coniuga elementi figurativi desunti da culture pittoriche extra-regionali.

  • Museo Comunale di Palazzo dei Consoli: La tela, di ignota provenienza, è assegnata alla mano dell’eugubino Virgilio Nucci, in virtù di evidenti analogie con altre opere di medesimo soggetto licenziate dall’artista, ovvero la pala di Santa Maria di Montesanto di Sellano (1572) e quella assai più tarda di Santa Maria dei Servi a Gubbio (1615 ca.): medesimo è infatti l’impianto compositivo di queste tre tele, con il sereno e pacato gruppo in adorazione del Bambino sovrastato dagli angeli festanti. L’opera è databile alla fine del Cinquecento, essendo in essa riscontrabili influenze dell’arte di Felice Damiani.

  • Duomo:
    - (primo altare a sinistra): Questo Presepio su tavola fu eseguito durante il pontificato di Leone X (1513-5121), come ricorda un’iscrizione sulla cornice. Attribuito in passato a Eusebio da San Giorgio o addirittura al Pinturicchio, è stato recentemente riferito da alcuni al fanese Giuliano Presutti, da altri ad un anonimo pinturicchiesco. Oltre a connessioni evidenti con la pittura perugina del primo Cinquecento, nell’opera sono presenti ricordi signorelliani, che affiorano soprattutto nei personaggi in primo piano. - (prima campata sinistra): Questa bellissima tela fu eseguita nel 1692 dal pittore Antonio Ghepardi, discepolo di Pietro da Cortona, per il presbiterio della chiesa di Santa Maria dei Laici, assieme ad un raffigurante l’ “Adorazione dei Magi”. Nell’opera in questione, lavoro maturo dell’artista, i sacri personaggi sono disposti secondo uno schema centralizzato, di ascendenza accademica, il cui fulcro è costituito dalla luminosa figura del Bambino: oltre a palesi accenti classicisti, si ritrovano nella scena ricordi dell’arte di Orazio Gentileschi.

  • Sant’Agostino (ultima cappella a destra): Opera poco conosciuta, questa Natività dovrebbe risalire ai decenni iniziali del sec. XVII, in quanto presenta analogie stilistiche con alcuni lavori (anche locali) del primo Seicento. Si ignora chi ne sia l’autore: l’unica attribuzione tradizionale rintracciata è quella ottocentesca all’Alberti da Borgo di S.Sepolcro (ma non va escluso a priori che si tratti di un’opera di un pittore eugubino). Meritano attenzione sia la fuga prospettica dei ruderi in secondo piano sia la dolcezza espressiva di taluni personaggi.
    Orario: 8 – 12.30; 15 – 19

  • Santa Maria dei Servi (primo altare a sinistra): L’ “Adorazione di pastori” ivi presente viene concordemente riferita dalle fonti a Virgilio Nucci, attivo tra la fine del Cinquecento e gli inizi del secolo successivo. In effetti lo stile un po’ superficiale, ma garbato e piacevole, è quello caratteristico del pittore eugubino, soprattutto della sua tarda attività. Nel dipinto sono evidenziabili derivazioni da altre opere del Nucci e anche da illustri modelli del tempo, verosimilmente noti al pittore tramite stampe.

  • San Pietro (ultima cappella a destra): Il Presepio, opera di Raffaellino del Colle, costituisce la pala della cappella dedicata ai Santi Placido e Mauro, affrescata tra il 1539 e il 1540 dallo stesso pittore. Contrariamente ai dipinti murali, caratterizzati da un modellato morbido e armonioso, la tavola presenta una forte tendenza alla geometrizzazione delle forme, che forse si può spiegare con una sua antecedenza esecutiva rispetto agli affreschi. Notevoli analogie sono evidenziabili con la Madonna del Velo dipinta da Raffaellino per l’oratorio del Corpus Domini a Urbania.

  • Chiesa della Vittorina (parete destra): L’affresco con la “Natività” costituisce il decimo episodio del ciclo dedicato alle “Storie della Vergine”, che si snoda lungo le pareti della chiesa al di sotto dei finti lacunari che decorano la volta. L’opera si configura come prodotto della scuola pittorica eugubina dell’ultimo quarto del Cinquecento: attribuito tradizionalmente alla bottega ormai decaduta di Benedetto Nucci, l’intero ciclo delle “Storie di Maria” è poi confluito, seppur in maniera dubitativa, nel catalogo del pittore Giovanni Maria Baldassini (ca. 1537 – 1601).

Presepi di indubbio interesse si trovano in:

  • QUARTIERE DI SAN MARTINO – Via Capitan del Popolo
    Le vie del Presepe, 08 dicembre –06 gennaio.
    Da anni e anni viene allestito lungo tutta la via e le sue traverse, una rappresentazione della natività con statue a grandezza naturale.

  • PARCO DELLA VITTORINA
    Presepe a Grandezza naturale, 24 dicembre – 06 gennaio.
    Anche qui viene allestito lungo tutto il parco un presepe veramente artistico con statue a grandezza naturale. Due sono le scene rappresentate: la Natività e una scena Francescana. Il 26 dicembre da qui parte l’iniziativa: Dal presepe all’albero una luce si accende, una fiaccolata verso la Basilica di Sant’Ubaldo.

…e con le “statuine” prendono forma le artistiche Natività di:

BASILICA DI SANT’UBALDO

CHIESA DI SAN FRANCESCO

CHIESA DI SAN DOMENICO

Visitabili dal 24 dicembre al 06 gennaio.

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