Festa dei Ceri - Alzata

I nostri tre Santi sui Ceri

Li amiamo al di là delle loro origini, della loro lingua. Al di là dell’estrazione sociale e del temperamento. Li abbiamo figurati con sembianze eugubine, perchè tali sono diventati. Sono Sant’Ubaldo, San Giorgio e Sant’Antonio, le tre amatissime statue che sovrastano i tre Lumi della Fede.

Sant' Ubaldo

Il nostro Patrono Sant’Ubaldo non sa dubitare del nostro affetto, della nostra devozione anche se manchevoli e limitati; si è scritto un mare di parole sulla sua vita e leggende hanno deliziato come favole le sere dei nostri bambini, da secoli ormai.

Preghiere a non finire e lotte, perfino. Sì, e anche accorati richiami alle sue apparenti mancanze, interpretate tali dal dolore di chi non riesce più a vedere. Eppure Lui sempre benevolo, sempre presente lassù sul Monte Ingino, come un faro nella notte.

Burrasche intime finite con lo stesso impeto come sono iniziate e sempre ai piedi dell’Urna. Ci richiama a sé come un padre col figlio.

E’il Santo di tutti. E’il Santo che guida la Corsa, che apre le ali di folla osannante, a cui si getta lo sguardo per primo, a cui si rivolge una preghiera in più. La sua mantellina dorata e lucente è quella che ci fa sussultare per prima nella Corsa; i santubaldari indossano per questo una camicia gialla che accende Piazza Grande e ogni luogo. Ci discostiamo da quanti vedono in Sant’Ubaldo solamente un mite. Lui si rivestiva di fermezza e forza d’animo più spesso di quanto osiamo immaginare. La sua lotta contro il maligno richiedeva ben altri requisiti che la sola mitezza, quantunque disponibile sempre nella preghiera e nell’accoglienza che soleva rivolgere a ognuno.

E’ il protettore di Gubbio e degli eugubini, dei muratori e scalpellini, chi sceglie questo Santo come ceraiolo non ha dei privilegi rispetto agli altri.

Vita di Ubaldo Baldassini: nacque intorno al 1085 da una famiglia eugubina nobile e abbiente. Rimasto orfano rifiutò le nozze per la vita religiosa. Venne ordinato sacerdote nel 1115 e nominato priore della canonica di San Mariano appena quattro anni dopo. Nel 1126 respinse la carica di Vescovo di Perugia per dedicarsi integralmente a ristabilire l’ordine morale a Gubbio. Il primo dei momenti più salienti della vita di Sant’Ubaldo viene individuato nel 1129, quando si recò personalmente a Roma da Onorio II, affinchè intervenisse sulla situazione creatasi a Gubbio dopo la morte del Vescovo Stefano. Gli organi preposti non riuscivano a trovare il successore. Onorio II indicò proprio Ubaldo Baldassini quale Vescovo della Città di Gubbio. Da quel momento l’avrebbe guidata attraverso i secoli.

La sua indole mite lo mise spesso a dura prova nella società di allora, rozza e grossolana. Si adoperò affinchè anch’essa si trasformasse in una società benevola, ferma ed assennata. Si spinse al limite del pericolo per la sua incolumità per sedare le tensioni tra le genti.

Avvenimenti celebri: grazie alla forza dello spirito di Sant’Ubaldo, nacque la “Città di Pietra” che dopo un disastroso incendio ne sfigurò la forma originale. Fu lui a dimostrare l’impegno a ricostruire Gubbio fin dalle fondamenta.

Prese la guida, poi, di una sollevazione popolare di fronte ad una coalizione nemica, guidandone le strategie tipicamente militaresche.

Si recò da solo presso Federico Barbarossa, accampato nei pressi di Gubbio pronto a sferrare l’attacco e la conquista dell’ennesima città umbra. L’esercito assistette sbigottito alla benedizione da parte di Sant’Ubaldo del loro re Barbarossa prostrato ai suoi piedi.

Durante i lavori di contenimento ai confini con la vigna del Vescovo, Ubaldo si accostò al capomastro per chiarire alcuni dubbi. Il muratore infuriato lo spinse dentro la pozza della calce. Lo sdegno degli eugubini alla notizia chiese l’esilio del muratore, ma il Vescovo lo perdonò ricordando le offese rivolte a Cristo e il Suo perdono.

Anche da qui nasce la protezione del Santo nei confronti dei muratori e degli scalpellini.

Dopo una lunga malattia, durante la quale il Santo non si dispensò dai suoi servizi e miracoli, il 16 maggio 1160 morì, lasciando nel dolore insanabile tutti gli eugubini. Gli fu tributata la più grande manifestazione d’amore, per giorni non fu possibile eseguire i funerali tanta l’affluenza dei fedeli e per un anno intero si protrassero le celebrazioni d’affetto per Ubaldo.

Nel 1194, l’11 settembre il suo corpo venne trasferito sul Monte Ingino, dal quale sorveglia amorevole anche oggi la sua gente.

Viene festeggiato il 16 maggio.

San Giorgio

E’ stato martirizzato e fatto Santo. Eppure per raffigurare il Santo Giorgio abbiamo scelto la sua veste umana, quella del Cavaliere per alcuni e del Guerriero per altri. Ci impressiona infatti la sua vita di lottatore umano, che rifiuta e combatte e infine vince il demonio o drago. Così come Sant’Ubaldo, anche San Giorgio fa leva sulla sua volontà di rinnegare il male, diventandone un esempio per tutti noi.

E’ guerriero nello spirito della lotta, nella volontà di ferro, nell’indomita fermezza che oscura le sue paure donandogli quella spinta alla lotta per la vita. Savia testardaggine d’uomo che vede solo Dio al di là della battaglia e che lo eleva a Martire e Santo nel cielo. I sangiorgiari indossano una camicia azzurra, come il mantello del santo Guerriero e chi sceglie questo Santo non passa più inosservato: è come invaso da una audacia che tutto gli fa vincere. E’ il Santo di mezzo. Quello che insegue i suoi “rivali” nella Corsa alla vita e che sfugge gli altri dietro allo stesso modo, verso l’Ascesa al Monte, come estremo sacrificio, volto soltanto al Patrono.

A Gubbio è riconosciuto quale protettore dei commercianti.

Vita di San Giorgio: era originario della Cappadocia, nacque intorno al 280. Le uniche notizie si hanno dalla Passio Georgii, fonte fatta di testimonianze, di narrazioni e leggende che racconta come i genitori lo abbiano avviato alla religione cristiana e al valore militaresco, diventando un prode Ufficiale dell’esercito di Diocleziano. Giorgio si confessò cristiano di fronte all’imperatore stesso rifiutando la religione pagana. Offrì ogni suo avere ai poveri e accettò umilmente un abominevole martirio.

Prima della decapitazione promise la sua protezione a chiunque l’avesse onorato. Morì a Lydda, in Israele, nel 303, dove ancora oggi si trova la sua tomba.

Le leggende: durante le orribili torture corporali Giorgio vide in sogno Dio, che gli preannuncia ancora sette anni di tribolazioni che lo avrebbero portato per tre volte alla morte e altrettante risurrezioni.

Pare che compì egli stesso la resurrezione di due persone, le battezzò e le fece svanire nel nulla.

Viene ricordato esclusivamente per aver ucciso il drago che terrorizzava la città di Selem in Libia, salvando la principessa che sarebbe stata offerta al drago in cambio della pace. Giorgio disse che Dio lo aveva mandato a liberare il popolo di Selem dalle insidie maligne se questo avesse scelto Cristo e il battesimo. Così avvenne.

Viene onorato da molti paesi nel mondo siano ortodossi che cattolici che mussulmani.

E’ il protettore degli armigeri in generale, dei cavalieri, degli scouts, dei commercianti, di molte terre nobili che hanno fatto della cavalleria il loro vessillo e di tutti gli eugubini che in Lui vedono un protettore, un esempio.

Viene festeggiato il 23 aprile.

Sant'Antonio

Vita di Sant’Antonio: detto il Grande, detto del Fuoco, detto l’Anacoreta o del Deserto e d’Egitto, nacque a Qumans in Egitto nel 250 e morì nel deserto di Tebaide il 17 gennaio 357. Viene considerato il fondatore del monachesimo cristiano. Anche lui figlio di genitori agiati, di agricoltori per la precisione (la sua protezione rivolta alle cose della campagna), rimase orfano insieme alla sorella e con una grande eredità da amministrare.

Scelse il Vangelo. Vendette tutto e seguì la via della preghiera, della povertà e si dedicò alla carità, così come Sant’Ubaldo e San Giorgio.

Fu preda di tentazioni potenti per lungo tempo, tanto da mettere in dubbio la sua scelta per una vita monastica. Per cui decise di chiudersi in una grotta nella roccia, una tomba, per completare la sua purificazione, ma fu raggiunto dal demonio che lo percosse. Guarito si spostò presso altri luoghi, ma il demonio continuò a tormentarlo e lui a fortificare la sua fede. La gente del posto non lo volle abbandonare, impietosita e impressionata dalla sua lotta lo volle assistere. Antonio capì che la sua opera doveva rivolgersi ai sofferenti, liberandoli dal male.

Visse i suoi anni nel deserto di Tebaide dove non fu più preda di persecuzioni, neanche da parte degli eserciti.

Avvenimenti celebri: Protegge tutti coloro che hanno a che fare col fuoco, in quanto egli stesso stette tra le fiamme dell’inferno per contendersi le anime col demonio. E’ protettore degli animali domestici e degli allevatori e di coloro che soffrono di malattie dolorosissime. Si racconta infatti che gli Antoniani, l’ordine pio di Sant’Antonio, allevassero maiali per il loro grasso col quale ungevano i malati colpiti dal fuoco di Sant’Antonio. La campanella al collo sottolinea quanto questi animali venissero amati.

E’ altresì il protettore degli studenti e di tutti gli eugubini che indossano la camicia nera, colore dell’abito monacale del Santo, ma a tutti gli eugubini, questo Santo, ispira affetto.

Un altro soldato di Dio, ma senza l’armatura per consentire ad altri fedeli di rispecchiarsi in Lui. Un altro soldato di Dio nella Fede e nella lotta al demonio fatta di sacrifici e rinunce.

Chi sceglie di indossare la camicia nera dei santantoniari fa voto al Santo per tutta la vita. A loro va attribuita una rara (e ammirabile)capacità di saper vivere la vita nella condivisione , di manifestare la gioia di stare insieme. Quella dei santantoniari è una preghiera festosa al proprio Santo, al quale riservano attenzioni e premure speciali, affidandogli anche la protezione dei propri figli, attraverso una celebrazione speciale del "battesimo", una sorta di affidamento al Santo dei propri bambini.

La loro è una Corsa fine alla vita, con l’unico ambìto desiderio che è l’Ascesa al Monte.

Viene festeggiato sempre. Particolarmente il 17 gennaio.

Michela Biccheri

« L'Associazione degli eugubini che collabora con gli eugubini!»